16 gennaio 2009

 

LETTERA APERTA  PER RI – DEFINIRE MODALITA’ E CONTENUTI COMUNI PER LA VITA INDIPENDENTE  

                                                             

Cogliendo con favore la recente sollecitazione di Dino Barlaam, sottopongo all’ attenzione di TUTTI alcuni  contenuti (minimali)  su cui invito a  riflettere , discutere e possibilmente AGIRE ORGANIZZATIVAMENTE.  

Gentili amici (e non) la nostra  situazione è tanto seria quanto grave, alle  marginalità – segregazioni da molti ignorate e / o minimizzate, si aggiungono le notorie vicende della crisi economica globale  e le varie inadeguatezze – incertezze (generali > < nostre)   che seguono. Questa fase dell’ economia mondo si caratterizza per essere un vortice veloce che coinvolge tutti. Essa  impone grandi  mutamenti a cui bisogna prepararsi in forme coese e programmatiche. Nessuno si illuda, non vi è localismo o corporazione che a lungo andare possa restarne immune…..

 Questo potrebbe già bastare, ma vi sono altre chiavi di  lettura più dirette  per entrare in questa realtà ed elaborarla:  le persone disabili muoiono repentinamente (**)  e / o finiscono nelle istituzioni totali, le così dette “ case famiglia “ o manfrine linguistiche simili. Nell’ era della comunicazione la percezione di questo dato è frequente – crescente e come tale è   sotto gli occhi di tutti. Non lo vede solo chi finge di  non vedere.  Questo significa che è una tendenza che ha la forza di  entrare  nelle relazioni interpersonali, toccando   persone conosciute, stimate  e care

Purtroppo si tratta di destini che  da tempo    trovano riscontro in  freddi dati statistici, molto eloquenti per chi sa – vuole sforzarsi di  capirli e trarne le dovute conclusioni operative.

Tutto questo si traduce in grandi  sprechi di risorse umane e finanziarie, è da tempo l’ ora che si inizi a dire  BASTA!

Per questi ed altri motivi,  la sollecitazione di Dino Barlaam merita attenzioni, deve essere colta e rilanciata  da ognuno secondo il proprio sapere e collocazione ideologica - organizzativa. Quest ‘ ultima differenziazione ha tratti che sovente si rivelano complessi -  sostanziali…..e con essi per motivi di opportunità politica bisogna fare i conti. In altri termini, la realtà ci dice che sovente,  pur volendo la stessa cosa, molti la vogliamo in modi – forme diverse. Questo tratto  impone la condizione di dover contemplare altri  contenuti ideologico – organizzativi, malgrado resti il fine ultimo. Tanto più  bisogna contemplare l’ idea di confrontarsi con posizioni reputate difficili,  scomode…..

Tutto questo discende dal fatto che anche noi possediamo delle  diversità nelle idee e rivendichiamo il diritto ad esprimerle fino in fondo. Pari Opportunità e Vita Indipendente  significano anche questo. Si tratta di una libertà  ricchezza umana che non deve essere soppressa ,  nascosta o / o strumentalmente   ignorata, travisata. Molti di noi non hanno la  libertà nel – del  corpo. Almeno rispettiamo quella della loro mente. Inoltre la diversità nelle idee è una ricchezza che precede e tutela  ogni altra diversità, incluso quella antropologica:   esternata dai corpi  e dalle  menti (le omosessualità , le  disabilità).   L’ essenza della  questione è  etica. Questa cultura è facilmente  riscontrabile perché   profondamente radicata nella tradizione politologica italiana e mediterranea: basta guardarsi intorno. Per quale motivo, le persone disabili (noi altri), dovremmo esserne immuni? Forse questa forzatura dovrebbe fondare sul fatto che  siamo diversi (nel senso di inferiori) a quelli (i “ normali “….)  che possono  permettersi questi lussi?!.... 

Un’  azione organizzata di tipo democratico che sia adeguata  deve contemplare questi tratti, almeno per motivi di adeguatezza del consenso. In questo quadro di riferimento, chi è dirigente dovrebbe sapere che non è il capo fra – dei capi, ma il responsabile (magari) pro tempore. Bisognerebbe capire e dimostrare che non vi sono verticalità pre – costituite. Bisogna iniziare un’ elaborazione critica serrata e seria in materia di esercizio di fini lontani – alieni e magari distorti. Troppo sovente emergono in forma stagnante  troppi di questi impedimenti e su questo terreno si struttura le crisi dei movimenti politici. Questa è  causa prima di un  pessimismo  fatalistico,   con il distacco delle persone comuni  dalla partecipazione. Il fatto che non appartenga solo ai  nostri ambiti non deve consolare e neanche giustificare .…..

Chi si pregia di occuparsi (troppo sovente per investiture da èlite) delle nostre vicende deve porsi queste questioni, deve essere costretto a farlo! Questa elaborazione  dovrebbe essere accettata volentieri,  con la serenità della cultura democratica, tanto più se si sostiene di sacrificarsi per gli altri in nome di un  mero volontariato….

Si metta un freno agli appetiti  di piccolo cabotaggio; quei salti in avanti di minoranze che producono arretramenti delle maggioranze…..  

A sua volta, ogni portatore di diversità nelle idee (chi scrive lo è , sovente in modo netto - antagonistico) deve sforzarsi di capire che la propria diversità nelle idee inizia – finisce al pari di quella dell’ altro e tutte hanno pari dignità e devono avere pari opportunità. L’ arroccamento su posizioni ferreamente personali è legittimo per le scelte di competenze e ricadute soggettive. Quando si tratta di interessi da moltitudine, la precedente posizione non può essere imposta / subita. A taluni livelli vi è il bisogno di fare sistema. Noi , per quella che è la nostra esposizione alla vita, da questo tratto organizzativo non possiamo prescindere. Qualsiasi persona disabile deve prender atto di questo. Chi è impegnato in ruoli intellettuali ha il dovere – diritto di accettarlo ed argomentarlo.  Si deve accettare il presupposto che le idee si confrontino, talvolta aspramente. Poi ,  nell’ interesse del fine comune si deve arrivare ad una ri – composizione, un  risultato finale. Nel confronto democratico le conclusioni  sono il frutto di mediazioni. Sia chiaro, non inevitabilmente   in nome di spartizioni rette da  formalismi da   politicanti , ma di un interesse comune perseguito  secondo i criteri del possibile.

Tale percorso non necessariamente deve portare a risvolti percepibili come  vittorie / sconfitte, ma bisogna iniziare a ragionare in termini di contaminazioni fra saperi. Una pratica  che, se ben utilizzata,  arricchisce - completa.

Insomma, ogni parte dovrebbe fare in modo di iniziare a rinunciare ad un vecchio modello. Liberarsi dei presupposti retti dai  rispettivi impedimenti (qui non approfonditi fino in fondo….) in nome della VITA INDIPENDENTE!!!

Bene, da  quanto scrive Dino Barlaam colgo una timida apertura verso qualche concetto sopra espresso. Diamogli - prendiamoci questa opportunità. Penso che a questa sollecitazione non si deve rispondere né con atti di fede incondizionata con  fondamentalismi da “ disabilini “ e né con snobismi individualistico intellettuali.  Certo, credo sia opportuno approfondire e rilanciare al rialzo: apriamo un dibattito plenario, serio, profondo  e franco! Facciamolo a più livelli, con varie modalità partecipative. Per  quanto mi riguarda, come singola persona e /o in forma organizzata sono disponibile a farlo, da ora!

Entrando nel concreto di ciò  che esiste attualmente, avanzo una proposta per tentare di….

  “ aggiustare “ quel notorio  DDL (On Mazzocchi etc) su cui si è discusso con contenuti e  modalità da  vecchio modello   in questi mesi. La mia diversità nelle idee mi porta a dire con franchezza che si  pre – figura il  solito diritto   inesigibile, in questa fattispecie doppiamente tale:  la prima inesigibilità discende dalla nota questione dell’ equivoco assistenziale giustapposto ai vincoli del titolo V della Costituzione. La questione appare fin troppo  evidente, in molti (disabili e non)  fanno finta di ignorarla o nicchiano,  perché vi giocano politicamente in varie direzioni. La soluzione – antidoto   è in quell’ importante strumento che è la  Convenzione ONU (…..).   La seconda inesigibilità risiede nelle coperture finanziarie in un quadro politico – istituzionale  da federalismo fiscale. Qui vedo, anche “ fra noi “ ,  un possibile pericolo di  doppiezza (l’ opposto della trasparenza)  sulla quale mi riservo di tornare esplicitamente  in altre occasioni…..  

Dovrebbe essere superfluo sottolineare che siamo stanchi di diritti inesigibili, vengano da l’una o l’ altra parte politica. Qui penso di immedesimarmi nel pensiero di molte persone disabili comuni.   Anzi, paradossalmente per quel che mi riguarda preferisco i diritti negati;  se non altro appaiono più…. “ onesti “ perché brutali. I  loro effetti sono semplici ,  lineari e leggibili per tutti.   Teli questioni, prescindono da quel che penso di questo / quel  governo o di questa o quella organizzazione che “  ci rappresenta “ . Vorrei che detto  ragionamento fosse chiaro a vari soggetti singoli e non, conosciuti o meno. Allora, mi sbaglio comunque? Le cose non stanno cosi? Benissimo, si dimostri il contrario articolando un minimo di ragionamenti tecnicamente  dimostrabili. Prendendone atto, sarei lieto di sbagliarmi perché vorrebbe  dire che non sussisterebbero quei due grandi sbarramenti.

Nel frattempo, contribuisco allo stato delle cose, proponendo qualche correttivo da contemplare nell’ itinere parlamentare di quel  DDL. Questo dovrebbe essere facilitato dal fatto che si dice si tratti di un’ iniziativa dai tratti “ bi – partizan “.      

 

                                                        - Articolo o Emendamento -

 

Vista la Convenzione ONU Art……, la Vita Indipendente è quello strumento funzionale a garantire l’ esigibilità dei diritti umani e soggettivi delle persone disabili recanti menomazioni estreme (*).

Malgrado nei protocolli operativi viene espletata a mezzo di varie prestazioni materiali rivolte  alla persona ed al suo contesto, dal comma precedente discende che   la Vita Indipendente non deve essere intesa come una prestazione da fattispecie assistenziali.

Quelle figure di supporto atta all’ espletamento di questo ruolo si definiscono operatori materiali per la Vita Indipendente. Essi saranno identificati professionalmente con l’  acronimo OMVI.

Al fine di garantire l’ esigibilità della Vita Indipendente secondo ogni ordine di  aspetti , in materia di contributi INPS – INAIL  da versare ai  lavoratori OMVI, si istituisce un’ apposita  fattispecie di contributi figurativi.

 

Disponibile a cogliere  qualsiasi critica, osservazione o domanda, ringrazio Dino Barlaam per avermi sollecitato e Gianni Pellis -  CONSEQUOR per ospitarmi.

Un saluto  da Claudio Roberti

 

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(*) E’ a tutti noto che Roby Margutti, non è più fra noi. Io non ho mai avuto l’ occasione di poter sviluppare una comunicazione  diretta con lui, la mia conoscenza si limita alla lettura di ciò che scriveva ed a qualche descrizione di Germano Tosi. Penso  che questo non mi preclude di constatare che è andato via senza aver visto  - vissuto ciò che desiderava per tutti: una vera VITA INDIPENDENTE. Probabilmente questo non avrebbe modificato la durata della sua vita, ma l’ avrebbe resa qualitativamente migliore. Talvolta la qualità ha la forza di mutare la quantità.

Quest’ estate è andato via Gaetano Bifulco e da qualche settimana l’ ha seguito Anna Moscarino.

Si tratta di figure molto diverse , ma entrambe significative nell’ ambito dell’ azione organizzata delle persone disabili operanti a Napoli. Nei primi anni ‘ 70  Gaetano fu fra gli antesignani in materia dei nostri diritti. Un intellettuale dotato di una grandissima   cultura enciclopedica, limitata nelle sue  potenzialità a causa della mancanza di una Vita Indipendente nel senso compiuto. Nel nostro paese è stato  fra le prime persone  fortemente disabili (tetraparesi spastica)  ad  esprimersi ad alti livelli intellettuali. Su questa cara figura tornerò nell’ ambito di  un imminente contributo storico sociologico.

Anna partecipò alle nostre istanze a partire dalla fine degli anni 70 con il ruolo di instancabile segretaria; mi piace ricordarla come un “ mastino  napoletano “ che  con il telefono fra le mani non dava scampo a nessuno…..

Per questioni intuibili….. poco dopo i 50 anni (ovvero da qualche anno)  era  finita in una istituzione totale, da qui l’ assoluto rifiuto verso questa collocazione. Ecco  una  fortissima depressione accompagnata all’ aggravarsi del suo stato fisico.

Si è riscattata dal serraglio con la morte!

In un modo o nell’ altro si tratta di vicende dove direttamente o indirettamente ha pesato la questione della Vita Indipendente.        

 

(**) da identificarsi fra ICF -  OMS e L. 104 /92 Art. 4. La prima strada è scientifica , ma complicata (in troppi burocrati della PP.A.A. degli ICF sanno solo parlare. La seconda soluzione è più rudimentale, ma alla portata degli ignari.       

 

 

Vedi altri articoli di Claudio Roberti:

- contrassegno disabili

- discriminazioni reddituali

- percorsi di vita indipendente

- dati ISTAT sulla disabilità italiana 

- dati ISTAT sulla disabilità italiana 1

- dati ISTAT la chiave di volta 2

- dati ISTAT Organizzazioni no-profit 3

- vita e morte indipendente

 

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